| Gli aiuti agli impianti a fune | |
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21 gennaio 2002
In considerazione della crisi del settore, determinata dalla totale mancanza di neve in tutto l'arco alpino, abbiamo ritenuto di dovere integrare la proposta del 9.12.01 con argomenti a favore dell'intervento pubblico a sostegno delle imprese in crisi (per mancanza di neve) e per l'acquisto degli impianti per l'innevamento artificiale (come prevenzione della mancanza di neve). Il documento qui allegato è stato fatto pervenire alle stesse persone destinatarie del primo documento. IMPIANTI A FUNE E MANCANZA DI NEVE. APPLICABILITÀ DELL'ART.87, PAR.2, LETTERA b) Il bilancio della prima metà della stagione 2001-2002 per gli impianti a fune di tutto l'arco alpino è fallimentare. La riduzione delle entrate rispetto alla stagione precedente è dell'ordine del 50%, con punte del 70%. Al crollo degli incassi dovuto alla mancanza di neve si deve aggiungere l'impennata dei costi dovuti all'innevamento artificiale (che ha ridotto solo in minima parte il disagio causato da precipitazioni nevose quasi inesistenti). In alcune località lo stesso innevamento è ormai problematico, a causa della scarsità d'acqua (mancanza di precipitazioni e congelamento delle falde). In Piemonte i ricavi degli impianti sono scesi del 70%, mentre si sono spesi 3 milioni di euro per l'innevamento artificiale. A Madonna di Campiglio si è registrato il 40% di presenze in meno, grazie all'innevamento, che è invece problematico in Veneto, dove in molte località l'acqua per produrre neve artificiale viene portata con le autocisterne. In Valle d'Aosta, nel periodo che va dall'inizio di dicembre al 7 gennaio, da un totale di incassi (per tutti gli impianti della regione) di 30.506.791.419 lire nello stesso periodo della stagione precedente si è passati a 18.923.025.242, con una diminuzione di 11.583.766.177 lire, pari al 38%. Questi dati sono comunque destinati a peggiorare: si consideri infatti che essi si riferiscono all'inizio della stagione, quando si fanno gli sky-pass stagionali; comprendono il periodo natalizio, particolarmente affollato anche a causa della reazione all'11 settembre; non tengono conto delle successive tre settimane di gennaio, che hanno decisamente peggiorato la situazione. Anche se le condizioni atmosferiche dovessero migliorare, ormai la stagione non è più salvabile. Questa situazione è una conseguenza della natura degli impianti a fune, la cui attività e la cui produttività (e competitività) sono legate essenzialmente a fattori esterni all'impresa: tra questi, appunto, le condizioni atmosferiche. Come per altri aspetti dell'attività degli impianti a fune, l'accostamento alle attività manifatturiere - e quindi l'applicazione delle regole riferite ad esse - è evidentemente improponibile. Quanto meno sotto il profilo dell'influenza delle condizioni climatiche è invece del tutto applicabile la metodologia seguita per il settore agricolo. Gli orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo (GUCE C.28 dell'1.02.2000) distinguono tra aiuti destinati ad ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali o da altri eventi eccezionali (punto 11.2), ai quali si applica l'art.87, par.2, lettera b) del trattato esattamente come per gli altri settori produttivi e gli aiuti destinati ad indennizzare gli agricoltori delle perdite causate da avverse condizioni atmosferiche (punto 11.3). L'estensione dell'applicazione della norma suddetta (l'art.87.2.b) a quest'ultima situazione, giustificata dalla rilevanza economica e dalla imprevedibilità degli eventi calamitosi, se è giustificata nel settore agricolo, lo è per le stesse ragioni per gli impianti a fune. Di conseguenza, dovrebbe essere ammessa la concessione di aiuti per indennizzare i gestori di impianti a fune per le perdite causate da condizioni atmosferiche che riducano i proventi (minori entrate e maggiori costi) al di sotto di una soglia che garantisca si tratti di evento eccezionale non imputabile alle normali fluttuazioni del mercato (i criteri adottati per gli aiuti nel settore agricolo sarebbero perfettamente applicabili). Dovrebbero inoltre essere ammissibili aiuti (anche nella misura del 100% dei costi sostenuti) per la predisposizione delle apparecchiature per l'innevamento artificiale. I due aiuti non dovrebbero essere tra loro alternativi, in quanto condizioni climatiche particolarmente gravi, come quelle che interessano attualmente la maggior parte delle stazioni invernali europee, possono causare danni rilevanti anche in presenza di impianti di innevamento. La mancanza di acqua limita infatti, o addirittura impedisce la produzione di neve artificiale. In pratica, l'aiuto per la realizzazione degli impianti costituirebbe una misura di prevenzione dei danni che la calamità naturale potrebbe produrre (si consideri che un impianto di innevamento, in condizioni normali, non rappresenta un fattore di competitività), mentre l'indennizzo delle perdite subentrerebbe solo nell'ipotesi in cui, nonostante (o in mancanza) di tali impianti, il danno fosse superiore a soglie determinate. Nell'equiparazione del settore degli impianti a fune a quello agricolo si tenga presente che se in agricoltura una consistente diminuzione della produzione comporta spesso un aumento dei prezzi (con parziale recupero delle perdite), cosa di cui gli orientamenti per gli aiuti di Stato in materia tengono conto, onde evitare sovracompensazione (punto 11.3.2), nel caso degli impianti a fune si verifica il fenomeno opposto. Infatti, in periodi di scarsa affluenza il prezzo degli sky-pass viene normalmente diminuito, per incentivare l'utente e - nel caso di scarsità di neve - per tener conto del fatto che non tutte le piste sono agibili. Gli orientamenti per gli aiuti in agricoltura prevedono inoltre (punto 11.3.6) che si debba tener conto del fatto che per effetto delle avverse condizioni atmosferiche possano diminuire le spese ordinarie dell'agricoltore (ad esempio perché non deve essere effettuato il raccolto); ma prevedono altresì che "qualora tali spese risultino maggiorate per effetto delle avverse condizioni atmosferiche, può essere concesso un aiuto supplementare a copertura di tali spese". Ora, nel caso degli impianti a fune, l'esigenza di innevare artificialmente fa lievitare enormemente le spese, soprattutto quelle relative al consumo di energia elettrica. A supporto delle considerazioni di cui sopra, si consideri che un impianto di innevamento artificiale ha un costo pari a circa il 35% del costo dell'impianto di risalita cui si riferiscono le piste. Il costo di gestione dell'impianto di innevamento è di circa 1,30 euro per metro cubo di neve prodotta, in condizioni normali (se l'acqua deve essere portata con le cisterne, come è accaduto in molte località del Veneto, i costi lievitano in misura imprevedibile), senza considerare l'ammortamento degli investimenti.
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