BO, 20/21.3.2000 - Regole comunitarie e sostegno pubblico al turismo
10 aprile 2000

Pasquale Donvito
UE e turismo: è tempo di una politica organica

(da un intervento su "La Gazzetta dell’Economia" n. 14 - 8/16 aprile 2000)

L’art. 87 del Trattato stabilisce l’incompatibilità con il Mercato comune degli Aiuti di Stato che "falsano o minacciano di falsare la concorrenza". Un principio, questo, condivisibile, in linea di massima, ma che va analizzato alla luce delle differenze tra le aziende che operano nel manifatturiero, rispetto a quelle che operano nel turismo. La competizione, infatti, tra imprese manifatturiere esiste a prescindere dalla relativa dimensione e localizzazione e si gioca soprattutto su elementi "interni" alle aziende stesse. Per quanto riguarda il settore turistico entrano in campo ben altri fattori, sicché, anche a voler immaginare un’ideale concorrenza tra imprese turistiche, questa si giocherà su elementi del tutto diversi e molto spesso indipendenti dalla azienda stessa e dalla sua capacità intrinseca di essere "competitiva".

Quello che qualifica sicuramente il settore turistico, e quindi le diverse tipologie di imprese di questo ambito è, infatti, il collegamento con il territorio, con la dimensione locale, con le specificità endogene di una determinata area. Tanto caratterizzante è questo rapporto che il turismo trova collocazione tra quei settori suscettibili di soddisfare le nuove esigenze dei cittadini europei e di offrire possibilità di lavoro considerevoli sicché sono le iniziative locali ad essere le più indicate per creare posti di lavoro, conformi a queste esigenze, in quanto sono più in grado di tener conto delle particolarità di ogni cultura e di ogni organizzazione socioeconomica. Se, allora, la Commissione europea in propri documenti ufficiali riconosce al turismo tali originalità e se il turismo rientra tra i settori che maggiormente si prestano ad essere oggetto di iniziative locali di sviluppo e occupazione che, riporto le parole della Commissione, "soddisfacendo esigenze latenti e rimediando alle carenze di mercato, non contrastano l’esigenza di competitività", questo comporta, naturalmente, che al settore non possano essere applicate automaticamente le regole in materia di concorrenza destinate al manifatturiero.

Peraltro va sottolineato che finora "quando si dice Unione Europea … quasi mai si pensa al turismo". Con simile espressione si è inteso evidenziare che pur costituendo il turismo uno dei settori economici di maggiore rilievo in Europa, il turismo "non ha un suo capitolo nel Trattato dell’Unione, non ha una commissione a sé nel Parlamento europeo (è con la politica dei trasporti), né una direzione generale specifica in Commissione (è con le PMI)".

Nonostante questo stato, molti sono i sostenitori della necessità di una politica e di un intervento comunitario essenzialmente per due ragioni. La prima è che il turismo impiega una grossa fetta di occupati, nel nostro Paese sono circa 3 milioni secondo le stime ufficiali, talché sarebbe utile "dotare questo settore, come tutti gli altri, di norme europee certe che tutelino il lavoratore e favoriscano l’imprenditore serio e corretto", atteso che nel turismo gran parte della manodopera è costretta a condizioni e orari di lavoro spesso insostenibili, fatto che fa riscontrare una elevata presenza di lavoro nero. La seconda attiene la politica economica ed il bisogno di far riprendere vigore all’industria turistica comunitaria che, dopo il boom degli anni ’60, ha perso competitività – la sua quota di mercato è significativamente diminuita rispetto ad altre aree del mondo - pur rimanendo l’Europa la principale meta del turismo mondiale. A questo proposito, il Comitato Economico e Sociale dell’UE ha recentemente sostenuto nel Parere sulla Comunicazione della Commissione "Accrescere il potenziale del turismo per l’impiego" che "il turismo europeo ha bisogno di un approccio più dinamico rispetto a quello attuale", soprattutto per privilegiare il contributo del settore alla creazione di posti di lavoro, raccomandando "il lancio di una nuova iniziativa per una strategia europea del turismo che permetta di creare un quadro comunitario di sostegno alle iniziative nel settore".

Il non avere, finora, l’Unione Europea una propria politica del turismo, è un elemento aggiuntivo che fa propendere per l’esclusione di una automatica applicazione delle regole in materia di concorrenza destinate ad altri settori produttivi.

L’auspicio, quindi, è che al turismo si guardi, a livello europeo, in maniera organica, in ragione delle sue peculiarità: quella dell’essere "labour intensive" e così capace di notevoli ricadute occupazionali, e quella del costo per la creazione di posti di lavoro. Un costo molto più basso di quello per crearne nel settore manifatturiero: il rapporto è di circa dieci a uno per lo stesso investimento.

Decisivo, allora, dopo il vertice europeo di Lisbona che nel Piano per rilanciare l’occupazione venga inserita la voce turismo, dettandosi regole compatibili con le specialità proprie, sostenute dal 3° comma lett. c) dell’art. 87 del Trattato che considera compatibili con il Mercato comune "gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse". Ed è esaltandone il carattere di "regionalità" che l’Unione Europea potrà dare indirizzi normativi equilibrati. Alla regionalità potrà poi aggiungersi per un verso la particolare attenzione che l’Unione già riserva alle realtà imprenditoriali di minore dimensione e per l’altro la valutazione positiva di quei piccoli e grandi progetti nel settore turistico – di carattere regionale o transregionale – che le Amministrazioni pubbliche regionali e locali vogliano realizzare per mantenere e migliorare la qualità della vita e lo sviluppo socio-economico di determinate aree. La "regionalità", peraltro, è stata rilevata dallo stesso Comitato Economico e Sociale che ha anche sottolineato come "occorre garantire un accesso privilegiato agli strumenti finanziari comunitari da parte delle regioni più dipendenti dal settore turistico".