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10 aprile 2000
Pasquale Donvito
UE e
turismo: è tempo di una politica organica
(da un intervento su "La Gazzetta dellEconomia"
n. 14 - 8/16 aprile 2000)
Lart.
87 del Trattato stabilisce lincompatibilità con il Mercato comune degli Aiuti di
Stato che "falsano o minacciano di falsare la concorrenza". Un principio,
questo, condivisibile, in linea di massima, ma che va analizzato alla luce delle
differenze tra le aziende che operano nel manifatturiero, rispetto a quelle che operano
nel turismo. La competizione, infatti, tra imprese manifatturiere esiste a prescindere
dalla relativa dimensione e localizzazione e si gioca soprattutto su elementi
"interni" alle aziende stesse. Per quanto riguarda il settore turistico entrano
in campo ben altri fattori, sicché, anche a voler immaginare unideale concorrenza
tra imprese turistiche, questa si giocherà su elementi del tutto diversi e molto spesso
indipendenti dalla azienda stessa e dalla sua capacità intrinseca di essere
"competitiva".
Quello che
qualifica sicuramente il settore turistico, e quindi le diverse tipologie di imprese di
questo ambito è, infatti, il collegamento con il territorio, con la dimensione locale,
con le specificità endogene di una determinata area. Tanto caratterizzante è questo
rapporto che il turismo trova collocazione tra quei settori suscettibili di soddisfare le
nuove esigenze dei cittadini europei e di offrire possibilità di lavoro considerevoli
sicché sono le iniziative locali ad essere le più indicate per creare posti di lavoro,
conformi a queste esigenze, in quanto sono più in grado di tener conto delle
particolarità di ogni cultura e di ogni organizzazione socioeconomica. Se, allora, la
Commissione europea in propri documenti ufficiali riconosce al turismo tali originalità e
se il turismo rientra tra i settori che maggiormente si prestano ad essere oggetto di
iniziative locali di sviluppo e occupazione che, riporto le parole della Commissione,
"soddisfacendo esigenze latenti e rimediando alle carenze di mercato, non contrastano
lesigenza di competitività", questo comporta, naturalmente, che al settore non
possano essere applicate automaticamente le regole in materia di concorrenza destinate al
manifatturiero.
Peraltro va
sottolineato che finora "quando si dice Unione Europea
quasi mai si
pensa al turismo". Con simile espressione si è inteso evidenziare che pur
costituendo il turismo uno dei settori economici di maggiore rilievo in Europa, il
turismo "non ha un suo capitolo nel Trattato dellUnione, non ha una commissione
a sé nel Parlamento europeo (è con la politica dei trasporti),
né una direzione generale specifica in Commissione (è con le PMI)".
Nonostante
questo stato, molti sono i sostenitori della necessità di una politica e di un intervento
comunitario essenzialmente per due ragioni. La prima è che il turismo impiega una grossa
fetta di occupati, nel nostro Paese sono circa 3 milioni secondo le stime ufficiali,
talché sarebbe utile "dotare questo settore, come tutti gli altri, di norme europee
certe che tutelino il lavoratore e favoriscano limprenditore serio e corretto",
atteso che nel turismo gran parte della manodopera è costretta a condizioni e orari di
lavoro spesso insostenibili, fatto che fa riscontrare una elevata presenza di lavoro nero.
La seconda attiene la politica economica ed il bisogno di far riprendere vigore
allindustria turistica comunitaria che, dopo il boom degli anni 60, ha
perso competitività la sua quota di mercato è significativamente diminuita
rispetto ad altre aree del mondo - pur rimanendo lEuropa la principale meta del
turismo mondiale. A questo proposito, il Comitato Economico e Sociale dellUE ha
recentemente sostenuto nel Parere sulla Comunicazione della Commissione "Accrescere
il potenziale del turismo per limpiego" che "il turismo europeo ha bisogno
di un approccio più dinamico rispetto a quello attuale", soprattutto per
privilegiare il contributo del settore alla creazione di posti di lavoro, raccomandando
"il lancio di una nuova iniziativa per una strategia europea del turismo che permetta
di creare un quadro comunitario di sostegno alle iniziative nel settore".
Il non
avere, finora, lUnione Europea una propria politica del turismo, è un elemento
aggiuntivo che fa propendere per lesclusione di una automatica applicazione delle
regole in materia di concorrenza destinate ad altri settori produttivi.
Lauspicio,
quindi, è che al turismo si guardi, a livello europeo, in maniera organica, in ragione
delle sue peculiarità: quella dellessere "labour intensive" e
così capace di notevoli ricadute occupazionali, e quella del costo per la creazione di
posti di lavoro. Un costo molto più basso di quello per crearne nel settore
manifatturiero: il rapporto è di circa dieci a uno per lo stesso investimento.
Decisivo,
allora, dopo il vertice europeo di Lisbona che nel Piano per rilanciare
loccupazione venga inserita la voce turismo, dettandosi regole compatibili con le
specialità proprie, sostenute dal 3° comma lett. c) dellart. 87 del Trattato che
considera compatibili con il Mercato comune "gli aiuti destinati ad agevolare lo
sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche sempre che non alterino le
condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse". Ed è esaltandone
il carattere di "regionalità" che lUnione Europea potrà dare indirizzi
normativi equilibrati. Alla regionalità potrà poi aggiungersi per un verso la
particolare attenzione che lUnione già riserva alle realtà imprenditoriali di
minore dimensione e per laltro la valutazione positiva di quei piccoli e grandi
progetti nel settore turistico di carattere regionale o transregionale che
le Amministrazioni pubbliche regionali e locali vogliano realizzare per mantenere e
migliorare la qualità della vita e lo sviluppo socio-economico di determinate aree. La
"regionalità", peraltro, è stata rilevata dallo stesso Comitato Economico e
Sociale che ha anche sottolineato come "occorre garantire un accesso
privilegiato agli strumenti finanziari comunitari da parte delle regioni più dipendenti
dal settore turistico".
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