|
10 maggio 2000
A.N.E.F. - Associazione Nazionale
Esercenti Funiviari
Le
criticità economico-finanziarie delle società operanti nel settore degli impianti a
fune
(tratto da uno studio commissionato nel
1994 a D.G.P.A. & Co.)
Le società esercenti gli impianti
funiviari possono essere considerate il motore principale di un comparto di primaria
importanza per la nostra economia quale il turismo invernale. La loro situazione
economica, patrimoniale e finanziaria ha di conseguenza un impatto determinante sulle
performance di tutto lindotto: dal settore alberghiero e della ristorazione, a
quello del tempo libero in senso lato. E appena il caso poi, di sottolineare le
conseguenze indirette sul comparto degli articoli sportivi e dellabbigliamento. In
sintesi, se la redditività delle imprese esercenti è limitata, o sfocia in
perdite desercizio; se il patrimonio delle società non è sufficiente a supportare
programmi di sviluppo/ammodernamento; se la gestione aziendale è legata alle
disponibilità delle banche o del mondo finanziario, anziché alle autonome decisioni
degli imprenditori, il rischio di innesco di un meccanismo perverso a catena è
elevatissimo.
Leconomicità delle aziende del
settore risulta condizionata in primo luogo da una serie di cause di tipo macroeconomico
ed ambientale, che si è ritenuto di classificare nelle tre categorie:
- andamento
generale delleconomia e variazione del prodotto interno lordo della nazione;
- andamento
della propensione al consumo delle famiglie, ed in particolare della propensione a
spendere per quel genere di servizi che si è creduto opportuno far rientrare nella
categoria "istruzione spettacoli e altri servizi ricreativi" e di riflesso in
quella relativa ad "alberghi e pubblici esercizi";
- livello e
distribuzione, tanto temporale quanto regionale, delle precipitazioni nevose.
Questi fattori di tipo esogeno
condizionano lattività degli EF influenzando innanzitutto latteggiamento con
cui i potenziali clienti si rivolgono al servizio loro offerto dagli EF stessi. Se un anno
è economicamente difficile si tenderà mediamente a preferire la gita quotidiana,
piuttosto che un fine settimana in montagna ed analogamente, se è diffusa la sensazione
di mancanza di neve si ridurrà il numero di giorni programmati per lo sci, nel tentativo
di contenere il rischio, non avendo la certezza di poter sciare in buone condizioni.
Tutto questo ha indubbi effetti
sullandamento dei volumi di attività degli esercenti funiviari, che risultano
pertanto influenzati da elementi non direttamente imputabili alla gestione delle aziende e
da queste non controllabili.
Le situazioni economico-patrimoniali
delle società del settore si presentano alquanto disomogenee: gli EF sono caratterizzati
infatti da una gestione piuttosto tesa sotto il profilo economico, cioè per gli aspetti
che riguardano il confronto ricavi-costi, mentre mostrano una più equilibrata situazione
patrimoniale.
Analizziamo più nel dettaglio i
risultati dellanalisi dei prospetti di bilancio e conto economico per il campione
globalmente considerato, traendone indicazioni sulle tendenze di settore.
Per quanto attiene al conto economico,
come si è detto, è stato adottato uno schema di riclassificazione dei valori che
permette di comprendere la dinamica di imputazione delle diverse voci di costo e ricavo
alla gestione caratteristica degli EF, cioè alla gestione degli impianti di risalita.
Il reddito operativo risulta dipendere
in modo talora rilevante dalla presenza dei contributi provinciali e regionali, mentre il
reddito netto riesce ad essere positivo solo in alcuni casi e senza ricorrenza temporale.
Tipicamente le tre grandezze reddito
operativo, reddito operativo post-contributi e reddito netto nellultimo quinquennio
costituiscono mediamente le seguenti percentuali del fatturato:
| |
1989 |
1990 |
1991 |
1992 |
1993(*) |
reddito operativo |
- 4% |
- 4% |
- 15% |
- 2% |
- 6% |
reddito operativo post-contributi |
3%
|
9%
|
0%
|
9%
|
24%
|
reddito netto ante imp. |
2% |
3% |
- 3% |
5% |
3% |
* Per l'anno 1993 il campione è
costituito principalmente da società dell'ovest, pertanto un'estensione dei risultati a
tutto il campione risuta poco affidabile e risulta comprensibile una sopravvalutazione del
reddito operativo post-contributi.
La forte dipendenza
delleconomicità di alcuni EF dallesistenza dei contributi, ci deve far
considerare questi ultimi una componente positiva di reddito alla stregua dei ricavi per
la gestione degli impianti poiché partecipano al pari di questi alla copertura del costo
del servizio prodotto.
E immediata la constatazione che
la ragione principale delle difficoltà in cui operano gli EF risiede nellelevato
costo del servizio erogato che in più di un esercizio supera il 100% del valore del
fatturato.
Le voci che assumono maggiore rilevanza
tra i costi sostenuti dalle imprese nellerogare il loro servizio sono indubbiamente
il costo del lavoro e gli ammortamenti degli impianti, che costituiscono da soli in media
il 75% del fatturato (rispettivamente il 43% ed il 32%).
A scopo comparativo si consideri che
per la media delle imprese industriali italiane il costo del lavoro costituisce circa il
19% del fatturato mentre ali ammortamenti costituiscono circa il 6%; per le imprese dei
trasporti rispettivamente il 29% e 8,5% e per quelle dei servizi pubblici 21,5% e 20%
circa.
Nessuna di queste raggiunge i livelli
di oneri sostenuti dagli EF per nessuna delle due categorie.
Le cause di un così alto costo del
prodotto si trovano nella caratteristica dei costi di essere per la maggior parte fissi e
semi-fissi. Questo implica unalta leva operativa, ossia una bassa dipendenza dei
costi stessi dai volumi dellattività.
Infatti, volendo definire il fatturato
di pareggio, cioè quel livello di fatturato che copre esattamente i costi sostenuti,
sarebbe sufficiente risolvere lequazione:
p * presenze = CF +-CV * presenze
da cui:
presenze * (p - CV ) = CF
dove p indica il prezzo
dellabbonamento, CF i costi fissi sostenuti dagli esercenti e CV i costi variabili.
Risultando minimi i costi variabili, è
evidente come un aumento del numero delle presenze si ripercuoterebbe in un aumento
rilevante della redditività.
In sostanza si può affermare che gli
esercenti funiviari sono esposti ad una elevatissima rischiosità operativa che si
riflette in un assioma di questo tipo: allaumentare delle presenze il beneficio
economico che si ritrae è molto forte. Se le presenze si riducono, le perdite che ne
derivano sono molto sensibili.
Passando allanalisi della
situazione economica che si colloca al di fuori della questione caratteristica si osserva
come il già poco consistente reddito operativo post-contributi sia ulteriormente
abbattuto da una gestione finanziaria talvolta stentata.
Dal confronto tra gli oneri finanziari,
(che rappresentano il costo del debito, ossia quanto limpresa paga alle banche il
loro contributo al suo sviluppo), e gli interessi attivi, risulta un costante squilibrio.
Gli oneri finanziari si collocano tra
il 9 ed il 10% del valore del fatturato, costituendo un costo molto elevato per
limpresa, soprattutto qualora lo si confronti con quello medio delle imprese
industriali italiane censite da Mediobanca per le quali risulta circa del 6-6,5% del
fatturato e con le imprese di medie dimensioni, più vicine agli EF, per cui risultano il
4,5-5% del fatturato.
Gli oneri finanziari vengono dunque ad
avere la stessa entità, quando non maggiore, del reddito operativo post-contributi.
Gli interessi attivi, al contrario, si
mantengono ben al di sotto del 10% del valore del fatturato (e talora sono del tutto
irrilevanti!), il che non ci stupisce in considerazione del fatto che tutte le risorse
libere sono regolarmente reinvestite nelle aziende stesse. Testimonianza questa di una
forte spinta imprenditoriale verso il cosiddetto "core business".
Il risultato di una gestione di oneri e
proventi finanziari di questa natura è uno squilibrio di circa il 4-5%. Ciò ha un
effetto diretto sul reddito netto, effetto che solo talvolta è bilanciato da proventi
extra gestione caratteristica, straordinari, come gli affitti, o da provvidenziali
plusvalenze per la dismissione di cespiti (tipicamente gestione patrimoniale).
Il segno negativo dei risultati della
gestione finanziaria, tuttavia, non è di per sé preoccupante, esso diviene insostenibile
in quanto preceduti da risultati troppo deboli.
Passando ad osservare la situazione
patrimoniale del settore si può notare come le passività a breve siano ampiamente
coperte dalle attività a breve, risultandone una situazione complessivamente equilibrata,
anche in ragione dellattività stessa dellEF, che non attiva meccanismi di
pagamenti dilazionati, ma che riscuote per contante pressoché la totalità delle entrate
che origina.
Analogamente, pertanto, lattivo
immobilizzato, ossia investimenti in impianti ed attrezzature che costituiscono la maggior
parte dellattivo fisso (circa l80%), risulta essere bilanciato dalle
passività a medio-lungo e dal capitale proprio.
Non solo: gli EF si caratterizzano per
un buon livello di capitalizzazione.
Il capitale proprio, che è indice di
solidità di unazienda, e di bassa rischiosità, costituisce nel nostro caso circa
il 48% del totale dei mezzi impiegati, e copre quasi il 60% delle attività immobilizzate,
mentre per le aziende di settori simili, come si dirà successivamente, il capitale
proprio costituisce circa il 27% del totale dei mezzi impiegati, coprendo solo il 55%
dellattivo immobilizzato.
In altri termini gli EF sembrano
credere fermamente nella propria attività, investendo considerevoli somme "di
rischio".
Osservando poi la leva finanziaria,
cioè il rapporto tra debiti e il totale di mezzi propri e debiti, si deduce infine un
ulteriore elemento di sostanziale equilibrio mantenendosi il quoziente intorno al 50% ed
indicando unequilibrata partecipazione di soci e terzi al rischio di impresa.
Questo dato va sempre considerato al
confronto con quello della media delle società industriali italiane dove lindice
assume un valore che si colloca tra il 12 ed il 75%.
La soddisfacente situazione
patrimoniale, a cui non fa fronte unadeguata capacità reddituale, ci riporta a
definire come elemento di massima criticità il costo del servizio erogato, poiché tutti
gli elementi lasciano ritenere che la gestione finanziaria negativa sia effetto e non
causa delle difficoltà reddituali in cui, con una certa ricorrenza, si scontrano le
aziende del settore.
Premesso che risulta difficile definire
un livello medio degli investimenti dellesercizio per il settore che non sia il
risultato dellaggregazione di atteggiamenti molto diversi tra loro, resta confermata
una generale tendenza a reinvestire larga parte degli utili ed a mantenere un livello
degli immobilizzi che, al netto del fondo ammortamento, costituisce più dell80% del
totale delle attività.
A questo dato che, già da solo indica
quanto quello degli EF sia un settore ad alto capitale investito, fa riscontro un altro
dato preoccupante, che è quello che deriva dal confronto tra quota di attività
immobilizzate, e fatturato.
Per il campione, il rapporto medio tra
fatturato e capitale investito, risulta infatti variabile, nel quinquennio considerato,
tra un massimo del 35,17% per il 1989 ed un minimo di 29,45% nel 1991, anno non
particolarmente felice per il numero di presenze né per lentità del fatturato.
Questo equivale a dire che nel 91
per avere 30 lire di fatturato la quantità di risorse che dovevano essere impiegate erano
pari a 100 lire.
La media delle imprese industriali
italiane per 100 lire di capitale investito producevano, sempre nel 91, ben 145 lire
di fatturato.
| |
1989 |
1990 |
1991 |
1992 |
1993 |
fatturato/capitale investito |
35,17%
|
35,06%
|
29,45%
|
34,22%
|
32,78%
|
fatturato/capitale investito media 1800
imprese industriali |
176,40%
|
161,58%
|
144,50%
|
137,50%
|
n.p.
|
Una tale configurazione
dellattività produttiva fa sì che quello del trasporto a fune sia catalogabile
come un settore decisamente "capital intensive", situandosi tra i pochi in cui
il rapporto fatturato/capitale investito risulta significativamente inferiore ad 1.
Questo rende comprensibili le ragioni
dei confronti che si faranno con i dati cumulativi di aziende nei settori dei trasporti e
dei servizi pubblici. Le prime mostrano lo stesso rapporto tra attività immobilizzate ed
attività totali, le seconde invece un rapporto assimilabile tra capitale investito e
fatturato.
Le categorie in cui si possono
sinteticamente articolare gli immobilizzi tecnici che più hanno pertinenza con
lattività di gestione degli impianti sono gli impianti stessi (intesi come funivie,
seggiovie e sciovie), le - strutture per linnevamento artificiale e le attrezzature
per la manutenzione delle piste.
Se, infatti, gli investimenti in
funivie, seggiovie e sciovie hanno un ruolo evidentemente fondamentale per
lattività degli EF, gli investimenti in quelle che noi abbiamo definito essere le
altre due categorie di cespiti non è affatto secondaria.
Linvestimento in innevamento
artificiale ha assorbito le risorse delle imprese che hanno seguito questa via, per alcuni
anni, costituendo dapprima la parte preponderante delle risorse investite e assestandosi
poi su quote minori, pari al 10% circa del totale degli investimenti annui.
|