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Alessandro Chili
SINTESI DEL LAVORO DEL GRUPPO "STRUTTURE
COMPLEMENTARI PER LO SPORT E IL TURISMO"
Il tema delle infrastrutture
complementari, come quello crediamo di tutte le infrastrutture turistiche,
può essere affrontato solo a partire da un approccio realistico al
settore.
E questo approccio realistico, che ci
sembra non possa essere altro che quello che prende atto del reale
funzionamento del mercato, si può sviluppare a partire da due
considerazioni prioritarie.
- Riconoscere innanzi tutto quello che a
tutti gli addetti ai lavori appare come un dato di fatto, e cioè che
il prodotto turistico che il cliente compra non sono le singole
infrastrutture e i singoli servizi ma il territorio.
Basare ogni valutazione sulla competitività
della singola impresa appare quindi una semplificazione eccessiva che
porta a risultati non utili rispetto all’obiettivo complessivo di
salvaguardare l’equilibrio competitivo, ma anche di sviluppare il
turismo nella UE.
E quanto sia oggi eccessivamente
semplificato l’approccio al turismo lo dimostra il sostanziale
disinteresse verso le politiche di promozione dei territori attuate dagli
Enti Pubblici, sia direttamente che attraverso emanazioni pubbliche o
private, spesso consortili.
Se un Ente Pubblico investe decine di
miliardi per promuovere un territorio o nella creazione di eventi senza
alcun collegamento esplicito con momenti di commercializzazione privata,
decreta, di fatto, il successo di una intera filiera commerciale, verso la
quale, tuttavia, non ha libertà di intervento per quanto riguarda il
sostegno all’investimento o alla commercializzazione.
Questo non per sostenere la necessità di
una totale deregulation, o la necessità di regolare più strettamente la
promozione, ma semplicemente per sottolineare quanto sia anacronistico,
nel reale funzionamento del mercato turistico, non considerare i
territori, ma le imprese, come prodotti.
Facciamo un esempio: se un Ente Pubblico
decidesse di organizzare una grande mostra di livello mondiale in una
stazione sciistica o in un comprensorio termale, darebbe un vantaggio
competitivo decisivo, con un investimento assai superiore a quello
consentito dalle norme comunitarie, ma che non andando a sostenere
direttamente alcuna impresa rientra, di fatto, nella più piena
discrezionalità.
- Secondo elemento: dove c’è
concorrenza e dove non c’è.
Tra le presentazioni di ieri ve ne è stata
una che ha illustrato il posizionamento relativo di alcune stazioni
sciistiche rispetto ad altre, proponendo una lettura di competitività tra
gruppi omogenei di territori e di infrastrutture.
E’ opinione del gruppo che tale
approccio sia corretto e che vada sviluppato in quattro direzioni:
- segmentazione del mercato: i laghi
non sono concorrenti con le città d’arte e queste non competono
con il mare. Le regole vanno applicate nella specificità
concorrenziale del segmento di riferimento;
- alcuni segmenti di prodotto
competono con altri omogenei, altri no. E’ opinione del gruppo che
il concetto di "Prossimità" utilizzato per l’erogazione
di taluni servizi possa essere applicato anche al turismo,
specialmente nel campo delle infrastrutture complementari. E’ il
caso di gran parte delle terme, che insistono su un bacino di utenza
largamente locale, dove la concorrenza si gioca tra imprese
all’interno di uno stesso bacino, di solito regionale, ma dove di
fatto non esiste un mercato nazionale e meno che mai europeo;
- per quanto riguarda i turismi legati
a risorse naturali vanno poi riconosciute le specificità che
derivano alle infrastrutture collegate: la stagione balneare
nell’Italia settentrionale dura almeno due mesi in meno rispetto
alla Spagna, e tre rispetto al nord Africa o alla Grecia. E’
chiaro che la necessità di infrastrutture complementari sia una
necessità vitale per colmare questo svantaggio naturale ed è
chiaro che la redditività di tali infrastrutture sia inferiore nei
paesi a stagione più corta, che richiedono quindi maggiore intensità
di aiuto;
- destagionalizzazione. Alcune regioni
d’Europa, tra cui l’Emilia Romagna, hanno posto il tema della
destagionalizzazione al centro della strategia di sviluppo
turistico, per molte ragioni: dimensionamento dei servizi pubblici,
minore impatto ambientale, stabilità del ciclo economico (che è
l’unico deterrente verso il lavoro nero e la dequalificazione del
personale). Riteniamo che questo sia un tema di dignità europea, ed
è un tema che si gioca tutto sulle infrastrutture complementari, la
cui distribuzione è perseguita dagli Enti Pubblici in maniera
inversamente proporzionale alla lunghezza della stagione
"naturale".
Questi quattro elementi sostengono quindi la
necessità di un approccio più analitico, il che non vuol dire
necessariamente maggiore regolamentazione, ma può significare anche
assenza di regolamentazione là dove non si ravvisino situazioni
oggettivamente competitive.
D’altra parte in altri settori, per
esempio l’agricoltura, si adottano regole assai più analitiche sulle
singole produzioni. Senza esagerare, ma è sostenibile un approccio assai
più analitico anche nell’industria del turismo.
Vi è naturalmente anche un limite
ragionevole da individuare tra infrastrutture che si possono definire complementari
e quelle che invece, per dimensione, qualità o specializzazione diventano
esse stesse destinazioni. Può essere il caso di un
Parco a Tema, per esempio, oppure la replica di infrastrutture cosiddette
a "circuito": se un campo da golf può essere considerato una
infrastruttura di "prossimità", quattro campi da golf nello
stesso territorio diventano una destinazione perché gli appassionati
scelgono circuiti, e non campi.
E’ da tenere presente che in alcuni
segmenti, come il congressuale, c’è una perdita di competitività
dell’Europa rispetto a paesi che incoraggiano investimenti sulla fascia
alta del mercato. L’equilibrio competitivo tra gli Stati membri rischia
di pregiudicare il posizionamento europeo complessivo.
Alcune altre considerazioni per un
approccio più utile allo sviluppo del turismo nella UE.
Abbiamo detto che i prodotti turistici
sono i territori. Può quindi essere una proposta, che già forse tra le
righe emergeva ieri nell’intervento del collega della Toscana,
riconoscere una priorità agli aiuti che intervengono nell’ambito di
concertazioni ampie, tra pubblico e privato in cui sia chiaro il quadro di
riferimento e la finalizzazione allo sviluppo complessivo del territorio.
Un conto è fare un bando e un conto è
una intesa tra tutti gli operatori e gli Enti Pubblici in cui l’aiuto
sia uno tra vari elementi che concorrono, in maniera sincronica, al
raggiungimento dell’obbiettivo di sviluppo.
La nostra esperienza, come Regione
Emilia-Romagna, su questo punto è stata assolutamente positiva: un conto
sono sequenze di interventi pubblico-privato e tutt’altro, molto più
produttivi a parità di investimenti, sono gli interventi che avvengono
contemporaneamente, su base territoriale ampia, non di singola
impresa.
In questo ragionamento si inserisce anche
quello che è per molti un problema: come considerare i consorzi di
imprese, o misti, che a vario titolo, anche su incarico degli Enti Locali,
si occupano di promuovere territori. Il prodotto turistico per sua natura
favorisce l’aggregazione delle imprese e degli Enti Locali nella
promozione. Come vanno considerati? Rispetto agli aiuti sono per la UE
soggetti singoli o sono invece trasparenti" rispetto agli associati?
Una seconda considerazione è quella del
peso relativo del settore nelle aree deboli, dove deboli non significa
necessariamente inserite in aree obiettivo.
Per queste aree spesso il turismo è
l’unica leva disponibile per mantenere, se non sviluppare, l’economia,
il che avviene quasi sempre attraverso la realizzazione di strutture
complementari. In questi casi (dove molto difficilmente si creerà
comunque una situazione concorrenziale con altre destinazioni turistiche)
le politiche comunitarie ne dovrebbero tenere conto. Già lo accennava
ieri il prof. Baldi a proposito dell’interessante opportunità che la
definizione delle aree obiettivo avvenga anche secondo una matrice
settoriale.
Ultima considerazione. Recentemente
l’UE ha per la prima volta avviato un bando per il settore informatico
riservato al Turismo, la cui prima chiamata si è esaurita in questi
giorni. E’ un precedente importante perché, nell’illustrazione delle
premesse che ne venne fatta a Bruxelles qualche mese fa, si individuò la
disponibilità di informazione sul territorio e la sua "acquistabilità"
in rete, cioè su Internet come una doppia salvaguardia competitiva: dei
territori deboli verso quelli forti e delle piccole agenzie di viaggio
verso i grandi tour operator.
Il concetto di territorio come prodotto
turistico è quindi implicito in una azione positiva della UE. Si
riconosce inoltre e si incoraggia nell’azione degli Enti Locali
l’investimento sulle reti a supporto della distribuzione del prodotto
turistico. Le motivazioni sono le uguali opportunità di scelta per il
turista e la difesa delle piccole agenzie. Nella sostanza si riconosce però,
correttamente, che il fattore distributivo (all’interno del quale stanno
la promozione e la commercializzazione) è uno dei più importanti
dell’industria turistica, al pari di qualunque altro prodotto.
Questo tipo di sensibilità si è già
fatto quindi strada, in certa misura, presso la UE e questo incoraggia a
promuovere un approccio pragmatico ispirato al reale funzionamento del
mercato.
Per proseguire questo lavoro occorre
declinare dei criteri che consentano di posizionare segmenti turistici e
territori in scenari competitivi di varia intensità, e quindi con
proporzionale necessità di essere regolamentati. Non siamo scesi in
questo dettaglio, ma è parso opportuno continuare un lavoro di
approfondimento che possa tradursi in uno schema di proposta. Ci auguriamo
che questa interessante iniziativa possa in altre forme raggiungere questo
obiettivo.
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